Le Troiane

11 giugno 1184 a.C.: intorno a mezzanotte un pugno di greci esce da un cavallo di legno appena portato dentro le mura di Troia; è la fine: gli uomini, moriranno tutti. Le donne, tutte, destinate ad essere schiave. La città, distrutta. Questo lo scenario che lo spettatore si trova davanti, quando inizia “Troiane” di Euripide, lo spettacolo allestito dal Liceo “G. Leopardi” di Recanati, in scena il 28 e 29 aprile 2018 al teatro “Persiani”. Una sfida, mettere in scena una tragedia greca, valori universali che per afferrare la coscienza contemporanea -dei ragazzi, poi- deve saper incarnare anche le istanze di oggi. E il progetto, e le scelte registiche, hanno centrato l’obiettivo. Il tema di fondo -il destino terribile degli sconfitti, anzi, delle donne sconfitte, la barbarie del vincitore, che poi sarebbe il civilissimo e occidentale popolo greco- viene qui declinato dall’attenta regia di Sauro Savelli in chiave moderna. Non c’è una sola Ecuba, ma tante: la regina, perso il suo privilegio, è una qualunque delle troiane, ma insieme è una vittima universale, ebrea, india, nativa americana. La sua centralità nella famiglia troiana fa di lei -madre di Ettore e Paride, sposa di Priamo, nonna del piccolo Astianatte, suocera di Andromaca e Elena, madre di Cassandra- un universale che nei dialoghi mette a confronto i modi diversi di interpretare i ruoli femminili, messi in crisi dalla guerra, dalla solitudine della sconfitta. Tragedia corale, e corale è la scena, sempre affollata e vivace di movimenti di tre gruppi: il coro che recita, che sostiene Ecuba; il coro che interpunge, cantando, i momenti drammatici; e un coro di danzatrici, guidate da Antonella Luminati, che ispirandosi all’essenzialità della danza moderna dà forma gestuale alla tragedia interiore dei protagonisti. Sullo sfondo, illuminata di fuoco, Troia, efficace realizzazione del laboratorio di scenografia coordinato da Fabrizio Savi. Ogni aspetto dell’allestimento è stato realizzato dagli studenti dei cinque indirizzi del Liceo: dalle musiche, alle efficaci e drammatiche immagini di scena, ai costumi, alla traduzione (parziale) del testo. Uno sforzo durato quasi dodici mesi che ha visto collaborare insegnanti, studenti, ex studenti ad un progetto coraggioso che è riuscito a dimostrare come i classici sono ancora capaci di dirci qualcosa, e di emozionarci.

Prof.ssa Lidia Massari

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